Descrizione
L’Intelligenza Artificiale è già entrata nella scuola. È ormai una presenza concreta nelle classi, nei compiti, nella valutazione, nella progettazione didattica. Di fronte a questa trasformazione, vietare non basta, ignorare è impossibile, subire è rischioso.
Pensare nell’epoca delle macchine che rispondono nasce da una domanda semplice e radicale: che cosa deve proteggere la scuola quando le risposte diventano immediate e plausibili?
La risposta che attraversa queste pagine riguarda il cuore stesso dell’esperienza educativa: il lavoro del pensiero, l’autonomia cognitiva degli studenti, la responsabilità professionale dei docenti, la necessità di una governance etica e condivisa.
Il libro propone A.G.I.R.E.(Autonomia, Governance, Intelligenza, Responsabilità, Educazione), un framework per accompagnare scuole e insegnanti a orientarsi nell’uso dell’Al senza cedere né al rifiuto né alla fascinazione . Attraverso riflessioni pedagogiche, strumenti operativi, rubriche, matrici, indicazioni per la valutazione e per la policy di istituto, il volume offre una prospettiva concreta per ripensare didattica, cittadinanza digitale e cultura professionale.
Ad arricchire il percorso, box operativi, esempi di prompt e file con output generati dall’Al aiutano a tradurre il framework in pratiche didattiche immediatamente sperimentabili. Perché, in un tempo in cui le macchine sanno rispondere, la scuola resta il luogo in cui si impara ancora a pensare.
Il libro contiene:
- Schede operative
- Esempi di prompt
- File con l’output generati dell’AI
- Strumenti per governare l’IA nella didattica
- Estensioni online con QR Code
Prefazione del Dirigente Scolastico Salvatore Giuliano:
Una scuola che non vuole smettere di pensare
C’è un momento preciso in cui questo libro diventa necessario. Non è un momento storico grande, non è un convegno né un decreto ministeriale. È una frase detta sottovoce da uno studente alla propria insegnante: “Prof, tanto lo fa ChatGPT.”
Non una provocazione. Non una sfida. Una constatazione.
In quella frase, apparentemente innocua, si condensa la trasformazione più profonda che la scuola abbia dovuto fronteggiare negli ultimi decenni: per la prima volta nella storia dell’istruzione, il prodotto di un apprendimento può essere generato senza che l’apprendimento sia avvenuto. Un testo può essere corretto senza essere stato compreso. Una risposta può arrivare prima ancora che la domanda abbia avuto il tempo di maturare nella mente di chi la pone.
Caterina D’Ortona e Wanda Pennelli non si sono fermate a registrare questo cambiamento. Lo hanno attraversato — aula per aula, collegio per collegio, conversazione per conversazione con insegnanti, dirigenti, educatori — con la pazienza di chi sa che i problemi complessi non si risolvono con le soluzioni semplici. Né con il divieto, né con l’entusiasmo ingenuo. Con qualcosa di più difficile e più prezioso: il pensiero.
Questo libro è il frutto di quel pensiero.
Le pagine che seguono non offrono ricette. Lo dichiarano esplicitamente, e questo è già un atto di onestà intellettuale non scontato in un’epoca in cui il mercato della formazione tende a confezionare risposte prima ancora che le domande siano state formulate con precisione. Ciò che le autrici propongono è invece una cornice di senso: un modo per leggere ciò che sta accadendo, per distinguere tra uso e delega, tra supporto e sostituzione, tra apprendimento reale e sua simulazione.
Il framework A.G.I.R.E. — Autonomia e Governance dell’Intelligenza artificiale per una Responsabilità Educativa — che costituisce il cuore propositivo del volume, non è uno strumento tecnico. È un orientamento professionale. Un modo di stare nella scuola che non rinuncia a governare il cambiamento, ma che non pretende nemmeno di fermarlo. Cinque principi — autonomia cognitiva, responsabilità professionale, trasparenza, governance, valutazione trasformativa — che restituiscono all’insegnante quello che nessun algoritmo può sottrarre: la centralità della relazione educativa come luogo in cui il pensiero si forma, si negozia, si verifica.
Ciò che colpisce, leggendo queste pagine, è la cura con cui le autrici evitano due tentazioni ugualmente pericolose.
La prima è quella dell’allarme: l’AI come minaccia, come nemico dell’apprendimento, come tecnologia da arginare o proibire. Chi ha trascorso del tempo nelle scuole sa bene quanto questo approccio sia già stato sconfitto dai fatti. Gli studenti usano l’intelligenza artificiale generativa. Lo fanno già. La domanda non è se permetterlo, ma come governarlo.
La seconda tentazione è quella opposta: l’AI come soluzione, come acceleratore della didattica, come strumento neutro che basta imparare a usare bene. Anche questa visione rivela un’ingenuità che il libro smonta con precisione. Il problema non è tecnico. È pedagogico. Non riguarda lo strumento, ma il contesto educativo in cui lo strumento entra: a quali condizioni può diventare una risorsa? Quando rischia invece di sostituire parti essenziali del processo di apprendimento?
La risposta che D’Ortona e Pennelli costruiscono — con la matrice di delegabilità cognitiva, con la rubrica di autonomia cognitiva, con il modello di valutazione trasformativa — è che la scuola può e deve distinguere. Non ogni compito è ugualmente delegabile. Non ogni uso dell’AI è ugualmente formativo o deformante. La professionalità docente consiste esattamente in questa capacità di discernimento: sapere dove il pensiero dello studente deve restare in carica, e dove invece il supporto tecnologico può accompagnarlo senza sostituirlo.
Occorre però fare un passo ulteriore, e questo libro lo compie con chiarezza: un compito svolto dall’intelligenza artificiale non è un compito. È la sua controfazione. Può assomigliare a un compito, può avere la forma di un compito, può persino essere più corretto e meglio strutturato di quanto uno studente avrebbe saputo produrre da solo — ma manca di ciò che rende un compito educativamente significativo: il percorso cognitivo di chi lo ha affrontato. La fatica del capire, l’errore corretto, la rielaborazione personale, il momento in cui un concetto esterno diventa finalmente proprio. Se quel percorso non c’è stato, il prodotto è vuoto. Elegante, magari. Ma vuoto.
Questo impone alla scuola uno spostamento radicale di prospettiva: dall’attenzione al risultato all’attenzione al processo. Non “cosa hai prodotto?” ma “come ci sei arrivato?”. Non il testo consegnato, ma il pensiero che lo ha generato. Non la risposta, ma la capacità di sostenerla, difenderla, riconoscerla come propria. È uno spostamento che richiede nuove domande in classe, nuove forme di valutazione, nuovi patti tra insegnanti e studenti — e una ridefinizione profonda di cosa significhi, oggi, fare bene il proprio lavoro a scuola.
C’è una frase, nelle pagine dell’introduzione, che merita di essere letta con attenzione:
“In un tempo in cui le macchine rispondono sempre meglio, la scuola ha il compito di custodire il valore delle domande.”
È, in poche parole, la tesi dell’intero volume. E non è una tesi nostalgica. Non è il rimpianto per una scuola che non c’è più, né la difesa di pratiche didattiche che l’AI ha semplicemente reso obsolete. È invece la riaffermazione di qualcosa di fondamentale: che il pensiero non è un prodotto, ma un processo. Che la comprensione non si trasferisce, si costruisce. Che l’educazione non è trasmissione di risposte, ma coltivazione della capacità di porsi domande sempre più precise, più oneste, più proprie.
L’intelligenza artificiale generativa ha reso più visibile — e in questo senso ha paradossalmente reso un servizio alla scuola — una fragilità che forse era già presente: la tendenza a valutare il prodotto come se fosse sempre una traccia trasparente del processo che lo aveva generato. Oggi quel legame si è incrinato, e la scuola è costretta a fare i conti con esso. Questo libro è uno strumento per farlo con lucidità.
Chi leggerà queste pagine — insegnante, dirigente, formatore, studioso di pedagogia o semplicemente genitore curioso di capire cosa stia accadendo nelle aule dei propri figli — troverà un testo che non ha paura di ammettere la complessità, ma che non si ferma ad essa. Trova criteri operativi, esempi concreti, box di lavoro pratico, e i dati di un sondaggio condotto nel febbraio 2026 su oltre millecentosessanta professionisti della scuola: voci reali, non astrazioni.
Troverà, soprattutto, una convinzione che attraversa ogni capitolo come un filo: che la scuola abbia ancora moltissimo da dire, proprio perché l’AI la costringe a tornare alle sue domande fondamentali. Che cosa significa apprendere? Che cosa rende un compito davvero formativo? Che cosa possiamo considerare prova autentica di comprensione?
Non sono domande nuove. Sono, in fondo, le stesse domande che la pedagogia si pone da sempre. Ma oggi hanno un’urgenza diversa. E hanno bisogno di risposte che siano all’altezza del momento.
Questo libro è una di quelle risposte.
“Pensare nell’epoca delle macchine che rispondono” non è un titolo provocatorio. È una scelta di campo. In un tempo in cui rispondere è diventato facilissimo, scegliere di pensare è un atto di resistenza e, insieme, di speranza. La speranza che la scuola — con i suoi insegnanti, i suoi studenti, le sue contraddizioni e le sue straordinarie risorse umane — sappia governare questa trasformazione senza subirla. Senza consegnare alle macchine il cuore dell’apprendimento. Senza smarrire ciò che resta, irriducibilmente, umano.
Buona lettura.
Salvatore Giuliano
Caterina D’Ortona e Wanda Pennelli
Formato 17 x 24 cm
pp. 129 a colori
ISBN 9791280094285
Prezzo 12,00 euro (spedizione inclusa) in versione cartacea acquistabile cliccando in alto a questa pagina “Aggiungi al carrello” e scegliendo il metodo di pagamento tra Carta del docente, Carta di credito, conto PayPal o bonifico bancario.

Disponibile anche su
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Dall’Indice:
Prefazione di Salvatore Giuliano
Introduzione
PARTE I – Quando le macchine iniziano a rispondere
Capitolo 1. “Prof, tanto lo fa ChatGPT”
Capitolo 2. La crisi silenziosa della valutazione
Capitolo 3. Il rischio invisibile: dipendenza cognitiva
Capitolo 4. Pensiero critico e creativo
PARTE II – Ripensare il ruolo docente
Capitolo 5. Il docente come “regista etico”
Capitolo 6. Progettare compiti non delegabili
PARTE III – Il framework
Capitolo 7. IL “framework A.G.I.R.E.”
Capitolo 8. La “Matrice di delegabilità cognitiva”
Capitolo 9. La “Rubrica di autonomia cognitiva”
Capitolo 10. La “Valutazione trasformativa”
PARTE IV – La scuola che sceglie di pensare
Capitolo 11. Una policy scolastica
Capitolo 12. Educazione civica e AI
Capitolo 13. Verso una nuova cultura professionale
Allegati
Sondaggio integrazione dell’AI nella scuola
Riferimenti bibliografici
Caterina D’Ortona e Wanda Pennelli sono docenti formatrici e da anni accompagnano insegnanti e scuole nei percorsi di innovazione didattica, nell’uso consapevole delle tecnologie e nella riflessione sui processi di valutazione. Il loro interesse per l’Intelligenza Artificiale nasce dal contatto diretto con le domande, i dubbi e le trasformazioni che oggi attraversano le aule e il lavoro docente. Da questa esperienza condivisa è nato Pensare nell’epoca delle macchine che rispondono, un libro che mette a disposizione della scuola strumenti, criteri e parole per orientare il cambiamento custodendo il cuore dell’esperienza educativa.






